La mia protagonista Orfana e Guerriera

Per chiarire ogni dubbio fin dall'inizio, preciso che il riferimento di questo post è un libro utilissimo a chiunque si occupi di scrittura e, di conseguenza, abbia a che fare con quella parte coinvolgente e impegnativa che è la creazione di un personaggio.
Se non avete ancora letto L'eroe dentro di noi di Carol Pearson, fatelo. È un utile strumento di lavoro e uno spunto di riflessione quotidiana per tutti.

Ma per tornare a noi. Chiunque di voi abbia letto almeno uno dei miei libri e conosca la mia Nora, sa che ha avuto un'infanzia difficile, con un padre violento e una madre fragile. Sa che Nora ha affidato a suo marito il compito di farla sentire amata e protetta, che ha delegato a lui il timone della loro vita insieme. Insomma, stando agli archetipi raccontati ne L'eroe dentro di noi, la mia Nora è un'Orfana.

Leggo dal libro della Pearson: La storia dell'Orfano è quella del sentirsi impotenti, di anelare a un ritorno all'innocenza originaria, un'innocenza totalmente infantile, in cui a ogni nostro bisogno provvede una figura materna o paterna tutta amore. Con questo anelito si combina e contrasta un senso di abbandono, la sensazione che in qualche modo noi dovremmo vivere in un giardino, amati e al sicuro, e invece siamo scaraventati, orfani, nella giungla, preda di malviventi e di mostri. È la storia della ricerca di qualcuno che si prenda cura di noi, della rinuncia all'autonomia e all'indipendenza per assicurarsi quella cura...

Ma chi conosce la mia Nora sa anche che la sua avventura come detective dilettante comincia con la morte del marito durante una rapina in banca. (Si tratta proprio dell'inizio di “Prima di dire addio”, quindi credo di non togliere nulla al lettore curioso di leggerlo.) Lui era non solo l'uomo della sua vita, ma anche quello che le permetteva di sentirsi amata e al sicuro. La sua 'comfort zone', insomma.

E allora? Cosa succede a Nora, rimasta sola e con un grave problema da risolvere?

Non voglio rivelare troppo del libro, ma per capire questo passaggio, torna utile quello che scrive ancora la Pearson: L'archetipo dell'Orfano è una condizione infida. Il suo superamento consiste nell'uscire dall'innocenza e dal rifiuto per imparare che la sofferenza, il dolore, l'indigenza e la morte fanno inevitabilmente parte della vita.

Tutto questo riguarda Nora molto da vicino (e direi anche molti di noi). E cos'è che Nora deve imparare? Che il mondo non è solo caduta negli inferi e assenza di un abbraccio caldo, mi viene da rispondere. Nora deve imparare a conoscere le sue risorse e la forza che ha dentro di sé, e che non ha mai sperimentato, attraverso quello che la Pearson definisce l'archetipo del Guerriero.

Nora vedova è la riprova che non è possibile affidare agli altri la soluzione dei nostri problemi.
Gli altri possono amarci e proteggerci, ma siamo noi i primi a dover prenderci cura di noi stessi.

Comincia così, con questo lutto di Nora, quello che gli addetti ai lavori chiamano 'arco di trasformazione' del personaggio. Essendo Nora una protagonista seriale, avrei potuto semplicemente farla lavorare come un 'eore catalizzatore', quel tipo di protagonista che non cambia, ma stimola il cambiamento negli altri personaggi che gli stanno intorno. Ma mi piace che abbia un'evoluzione attraverso i vari momenti della vita che attraversa da un libro all'altro.

Ho deciso di mettere la mia protagonista davanti a sfide che la riguardano personalmente. E così, in questo suo percorso, Nora è costretta ad incontrare un nuovo archetipo, quello del Guerriero

Sentite un po' cosa scrive la Pearson sul Guerriero: Questo archetipo serve a insegnarci a riconoscere il nostro potere e ad affermare la nostra identità nel mondo. Il potere può essere fisico, psichico, intellettuale e spirituale.

È questo il punto di arrivo di Nora? Sono costretta a chiedermelo, visto che sto scrivendo nuovi libri della serie. E la mia risposta è no. Lo stadio del Guerriero non è un punto di arrivo definitivo, né per lei né in nessun percorso di crescita individuale.

Quindi anche Nora, come capita a tutti noi in base alle difficoltà che la vita ci mette davanti, dovrà incontrare e scontrarsi con altri stadi di crescita. Quelli indicati dalla Pearson, attraverso gli archetipi-base, sono sei: l'Innocente, l'Orfano, il Martire, il Viandante, il Guerriero e il Mago. (Ma diventano dodici nel secondo volume della Pearson 'Risvegliare l'eroe dentro di noi')
Non un percorso lineare, ma fasi che si possono alternare in modo diverso in diversi percorsi di crescita e che possono, e devono, coesistere.

E allora, in base a tutto quello che ci siamo detti, come proseguirà il percorso di Nora? Chi la conosce sa che ha trovato un nuovo compagno e che questo compagno le ha chiesto di sposarlo. Su questa richiesta di matrimonio sto riflettendo molto. Ma sto cercando di farlo dal punto di vista di Nora. Cosa significa, per lei, a questo punto del suo percorso di crescita accettare di sposare il suo Steve?

È un passo in avanti o manca qualcosa, in mezzo, perché non sia un passo indietro?

Ma su questo vi aggiornerò appena (spero non molto) il mio nuovo libro sarà completato e la parola FINE metterà un punto - almeno temporaneo - ad ogni dubbio.

4 commenti:

  1. Come tu stesso hai sottolineato, credo che in diversi periodi della nostra vita, forse le nostre personalità riflettano archetipi differenti. Magari, ecco, possiamo averne uno predominante, ma la vita é sempre piena di sorprese. Ci sono persone che attraggono le sfide, Nora è proprio un personaggio di questo tipo. Ha avuto un’infanzia difficile, e quando finalmente ha trovato un marito eccezionale, le è stato portato via in maniera terribile e ha dovuto confrontare questo lutto inaspettato, oltre poi a tutto il resto che non voglio svelare per i tuoi lettori. Ecco, che il suo archetipo di Orfano passa per la fase di Guerriero, e sono sicura ci saranno altre fasi che sono curiosa di scoprire nei tuoi prossimi libri.

    La vita mi lascia perplessa talvolta, perchè conosco alcune persone che hanno avuto, almeno in apparenza, una vita molto felice, senza scossoni, dove tutto quello che volevano si è realizzato senza difficoltà, godono di ottima salute, non hanno avuto grandi preoccupazioni, insomma, “plain sailing” come dicono qua in UK. È vero che alla fine non sappiamo mai veramente ciò che succede “dentro”, nel cuore di una persona. Ma è incredibile, se ti allontani un po’ e guardi in maniera obbiettiva le varie persone che conosci e vedi le loro esperienze di vita, le fasi tumultuose, e ti chiedi che archetipi hanno governato quegli stadi... per non parlare dei tuoi :-)

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    1. Cara Martina, la tua osservazione sulle persone che godono, almeno in apparenza, di una vita molto felice, mi fa pensare all'incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.”
      Detto questo penso che la vita ci proponga una serie di sfide, alcune possiamo evitarle ed altre no. Ma sempre, sempre, queste sfide ci costringono ad incontrare una parte di noi che non conosciamo. Citando un importante analista "siamo molto di più di quello che crediamo di essere”.
      Credo che chi ama scrivere, e leggere, voglia proprio conoscere questo di più. Per questo i personaggi che creiamo sono una continua continua sfida.
      E devo dire che il libro della Pearson è un ottimo strumento anche per una più approfondita conoscenza di se stessi.

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  2. Post molto interessante, grazie. Credo che Nora sia una persona complessa e che abbracci la vita guidata da una parte dalle sue esperienze e dall'altra da sensazioni/emozioni nuove. Siamo quello che conosciamo, è innegabile. Hai fatto entrare Nora in contatto con parti di se stessa e del mondo a lei sconosciute e proprio per questo sta cambiando. Credo che il matrimonio debba essere vissuto in quest'ottica: quanto è cambiata Nora? Cosa desidera ora?

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    1. Cara Manuela, hai centrato il punto: Siamo quello che conosciamo.
      Mi piace questa sfida di mettere Nora in situazioni nuove, di farla uscire ogni tanto dalla sua 'comfort zone'. Quello che dovremmo ogni tanto costringerci a fare anche noi, entrando così in contatto con parti di noi che non conosciamo e che magari sono meno spaventose di quello che immaginiamo.

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