Dare vita a una nuova storia - Il racconto in tre atti

Cominciamo con l'ammettere che, in quanto a struttura narrativa, da parecchio tempo non si dice niente di nuovo. Già, perché della divisione del racconto in tre atti parlava già Aristotele nella sua Poetica.
E allora che dire? Beh, che dopo un paio di millenni abbondanti siamo sempre là. Tre atti. Tre diversi segmenti narrativi. Per il cinema, per la narrativa e, per quanto strano possa sembrare, anche per i sogni. Un inizio, un problema da risolvere, una risoluzione.
Per dare un'occhiata, anche sbrigativa, alle caratteristiche di questi tre atti, possiamo dire che il PRIMO ATTO è quello in cui presentiamo il protagonista (o protagonisti) della storia, l'ambiente i cui i fatti avvengono, delineiamo il genere (letterario o cinematografico) che abbiamo scelto e creiamo quegli accadimenti che permettono alla storia di avviarsi.
Nel SECONDO ATTO, invece, sviluppiamo in pieno la nostra storia, generalmente con snodi e complicazioni che ci portano al momento della 'resa dei conti', il climax. Attraverso gli ostacoli che il nostro protagonista incontra aumenta la tensione e la curiosità per l'esito finale.
Il TERZO ATTO, infine, è quello in cui il protagonista sconfigge ogni ostacolo. È il momento del climax del racconto e della risoluzione, quando il nostro personaggio principale, dopo aver risolto i suoi problemi, vive la sua nuova vita.
Tra questi tre atti, il secondo sembra quello più libero da vincoli, quello con meno paletti narrativi, ma in realtà è spesso il più complicato da scrivere perché ha il compito di far salire la tensione emotiva della storia, fino al suo epilogo.
I punti di svolta, quelli cioè in cui avviene il passaggio da un atto all'altro, vengono chiamati in gergo TURNING POINT.
Chi si sia più o meno interessato alla struttura narrativa (lasciatemi dire che credo che chiunque si occupi di storie dovrebbe farlo) considererà questi miei appunti poco più di un'ovvietà. A tutti gli altri - più o meno scettici su 'griglie' che imbriglino la creatività - dico che anch'io facevo parte della schiera di quelli che considerano questi 'paletti' della struttura narrativa oltre che una grande rottura di scatole, anche un limite alla libertà di inventare.
Ma un modo per uscire da questa impasse c'è. Scrivete liberamente la vostra storia, senza pensare ad altro. Ma alla fine o voi, personalmente, o servendovi dell'aiuto di un editor, controllatene la struttura narrativa (un po' come vi ho consigliato di fare con i vostri protagonisti).
Scoprirete che se qualcosa non torna, se un atto è troppo poco sviluppato o i turning point non abbastanza evidenti, il racconto funziona meno di quanto farà quando avrete risolto questi problemi.
Se il discorso vi incuriosisce almeno un po', nel prossimo post parleremo del Viaggio dell'Eroe, delineando meglio lo schema della divisione del racconto in tre atti. Uno schema che riguarda il racconto cinematografico, ma anche qualsiasi altro tipo di racconto.
    Buona scrittura!

2 commenti:

  1. Non avevo pensato alla struttura dei tre atti quando ho scritto "Un patto con una Sconosciuta", ma ora riflettendo sulla mia storia, mi rendo conto che inconsciamente ho seguito queste regole.

    E' molto interessante questo articolo Giulia - io non ho avuto una formazione classica a riguardo, e scrivo seguendo solo la mia creativita' e istinto. Tuttavia, abbiamo sempre qualcosa da imparare. Credo che se dovessimo trovarci in difficolta' a un certo punto, avere dei validi parametri non puo' che aiutarci. E magari se tale struttura e' prefissata nella nostra testa da prima, certe difficolta' non si incontrano neanche ;-)

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  2. E infatti, Martina, la cosa interessantissima è che alla fine questa struttura è così connaturata in noi, che viene naturale anche senza pensarci (non a caso Aristotele l'aveva già teorizzata un po' di tempo fa). Credo che conoscere la struttura delle storie sia importante per chi scrive soprattutto per poterle migliorare DOPO averle scritte.
    Si può scrivere di getto senza pensare alla struttura, ma dopo, se si rinforzano gli snodi fondamentali del racconto, di sicuro la storia ne acquista forza.
    Non sono mai stata una grande strutturalista. Ho sempre privilegiato l'ispirazione. Ma sempre più mi rendo conto, per averlo sperimentato, quanto un'analisi strutturale, alla fine della prima stresura, sia altrettanto importante dei successivi passaggi di editing e proofreading.
    Grazie del tuo intervento. Sono contenta che questi argomenti intrighino anche te.
    Prossimamente pensavo di scrivere qualcosa sul “Viaggio dell'Eroe” di Vogler. Spero avremo occasione di parlarne insieme.
    Buona scrittura.

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