Quello che le case raccontano

Ogni casa racchiude vite, profumi, rumori di passi, momenti d'ira e d'amore. È per questo che è tanto difficile separarsene, anche quando si sa che è arrivato il momento di farlo.
In quella di mia madre erano racchiusi un'infinità di ricordi. Ricordi che riguardano lei, con i suoi momenti sì e quelli no. Ricordi che riguardano i suoi solitari con la sigaretta accesa, i pranzi domenicali della nostra sgangherata famiglia, il mio ritorno all'ovile nei momenti di crisi, l'arrivo dei nostri bambini, il mio e quello di mia sorella, e il travestirsi da Babbo Natale di mia madre per farli felici.
Ho un'infinità di immagini legate alla piccola casa che era di mia madre, alcune più felici, altre meno. E il separarmi da quegli spazi è stato doloroso perché è stata una nuova, lampante, prova che quel pezzo di vita è finito. Ho portato via con me i ricordi, ma mi rimane addosso la sensazione che tra quelle mura siano rimaste le nostre voci, e i nostri umori, i pranzi sempre troppo abbondanti che mia madre preparava per noi, i suoi giorni di solitudine, e le telefonate all'alba...
Sono importanti le case, anche se bisogna imparare a lasciarle andare via.
È per questo legame indissolubile con chi le ha abitate che amo tanto le case e che tutte le case mi affascinano e incuriosiscono. Ed è per questo che quando ho dovuto scegliere un lavoro per la protagonista delle mie storie ho pensato che fosse un'agente immobiliare. Volevo continuare a vedere case e vite attraverso i suoi occhi.
Ma tra tutte le case quella di mia madre aveva un significato davvero speciale. Così ho scattato foto tra le pareti ormai vuote e fuori, sul panorama che si vedeva dalle finestre, prima di lasciarla, quest'estate. E ho portato con me una valigia di ricordi.

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