Vorrei una 'casa di famiglia'...

Per carità, di questi tempi, niente di troppo pretenzioso o di snob.
Immagino una 'casa di famiglia' i cui muri possano raccontare di giochi da bambini fatti in casa nei pomeriggi troppo assolati, dei primi batticuori, delle avventure che ti lasciavano con il fiato corto e il viso arrossato...
Come le Madeleine di Proust, i luoghi riaccendono la nostra memoria.
Ricordo la cantina dei miei nonni, uno spazio buio e affascinante, con stretti cunicoli che io immaginavo infiniti e che suscitavano in me curiosità e paura. Quel posto, se mai potessi rivederlo, mi richiamerebbe di sicuro alla memoria il viso scavato di nonno Ildebrando, e la sua dolcezza.
E la casa al terzo piano della palazzina in via San Lucio mi farebbe ripensare alla foto che io e mia sorella abbiamo scattato, dal suo terrazzo, a mia madre che attraversava la strada con le buste della spesa. E ora che lei c'è più, a me rimane il sorriso che aveva in quella foto.
Abbiamo cambiato casa spesso, quando ero piccola.
Ho ricordi sbriciolati in tanti posti e ho sempre più bisogno di ritrovarli.
Così, che bella sarebbe stata una 'casa di famiglia', dove magari poter tornare a Natale o durante l'estate, per ritrovare la propria memoria e le proprie radici!
Vorrei una 'casa di famiglia' anche per mio figlio, con i ricordi delle nostre vite e di quelle delle persone a cui abbiamo voluto bene. Senza dover organizzare, come ha fatto con me mio marito quando ci siamo conosciuti, un giro della memoria.
In macchina, attraverso i paesini della Toscana, sulle tracce della sua infanzia.

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