Oddio sono una Vedova Nera!

Partiamo dal presupposto che non ci accorgiamo solo delle cose di cui non vogliamo accorgerci. Ma tant'è, ci sono cascata anch'io...
Avevo già scritto un discreto numero di pagine del mio secondo romanzo quando mi sono accorta che le mie due protagoniste hanno la stessa, 'piccola', caratteristica in comune: sono tutte e due appena rimaste vedove!
Bypassando i necessari scongiuri scaramantici di mio marito e la mia inspiegabile 'distrazione' da un particolare tanto evidente, mi è rimasta l'inevitabile domanda: perché senza averlo studiato a tavolino ho sentito il bisogno che anche Susan Bley dopo Nora Cooper ("Prima di dire addio") avesse appena perso il marito e fosse rimasta sola ad affrontare tutti i rischi e i pericoli che un buon mystery deve mettere sulla strada del suo protagonista?
Come ho già scritto in un precedente post, un protagonista che si rispetti deve partire da un consistente scompenso emotivo. Ma non potevo inventarne un altro a parte la vedovanza?, mi chiedo ora.
Un analista direbbe probabilmente che la mia parte femminile sta cercando di farsi spazio per scoprire nuove risorse. E intanto io che faccio con Susan Bley?
Con un po' di imbarazzo, mentre vado avanti nella storia (in alcuni momenti più spedita, in altri arrancando) continuo a dirmi che prima o poi dovrò decidermi a cambiare il 'set up' della mia protagonista e a trovare una soluzione alternativa.
Lo ammetto. Un po' mi dispiacerà, perché è così che Susan è nata nella mia testa. Ma non vorrei davvero passare per una Vedova Nera, che appena vede un marito in giro immagina (da un punto di vista letterario, ovvio) di farlo fuori!
           
                a presto
       Giulia Beyman

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